CHIESA Arcipresbiterale PLEBANA DI SAN MARTINO
La chiesa

Nell’aprile 1752 fu posta la prima pietra per la costruzione della chiesa. Alla costruzione della nuova chiesa concorse con generosità tutta la popolazione. 

Aperta al culto nel 1777, la chiesa fu consacrata il 16 maggio 1790 e dedicata a S. Martino Vescovo.

LA COSTRUZIONE

È una struttura imponente che domina su tutto l’ambiente circostante. Il progetto fu dell’architetto Luca Lucchini – Montagnola/Lugano, (1720 – 1788 ca.)

Il campanile fu innalzato nel 1806, mentre la facciata fu completata nel 1821, il portale d’ingresso con protiro fu costruito nel 1879. 

L’INTERNO 

L’edificio, assai sobrio nell’insieme, è luminoso. La pianta, ad una sola navata, è a croce greca: quattro bracci della medesima lunghezza formano all’incrocio un ampio transetto coperto dalla grande cupola. 

Alle estremità laterali si aprono le grandi cappelle: quelle della Madonna del Rosario e, di fronte, quella di S. Bonifacio che custodisce dal 1806 la reliquia del santo. Negli spazi che collegano i vari bracci sono  allocate altre cappelle minori: a sinistra, di S. Giuseppe e del Crocifisso; a destra, di S. Luigi e della Madonna del Carmine o Suffragio dei Morti attribuita a Govanni Carobbio. Di fianco all’ingresso, sempre a sinistra, il battistero seicentesco e, di fronte, la piccola cappella con la statua della Madonna Addolorata. 

Ai piedi del presbiterio, è stato posto su una pedana, secondo i dettami postconciliari, un altare che viene utilizzato nelle celebrazioni sacre. 

L’altare  maggiore con le statue dei SS. Pietro e Paolo è della prima metà dell’ottocento, mentre il coro, in legno di noce intagliato, è della fine del XVIII secolo. Numerose sono le opere pittoriche; entrando a sinistra: Sacra Famiglia del 1898, di Ponziano Loverini (Gandino 1845-1929); Vergine in gloria col Bambino e i santi Domenico, Martino, e Caterina e i Misteri del Rosario del 1611, altre tele minori con la Vita di Maria e Cristo crocifisso, i SS. Bernardino e Francesco e il donatore Girolamo Zilioli del 1615, del pittore nembrese Enea Salmeggia detto il Talpino (Salmezza 1565 ca.-Bergamo 1626).

Nel presbiterio Convito di Baldassarre e Mosè fa zampillare l’acqua dalla roccia di Antonio Cifrondi (Clusone 1656- Brescia 1730); Madonna col Bambino, angeli e santi, tela datata 1777 di Giovanni Raggi (Bergamo 1712- 1793). A destra, nella cappella di S. Bonifacio, l’opera più antica: Ognissanti del 1490, attribuita ai bresciani Antonio e Mattia Zamaris di Chiari. Studi più recenti la riconducono alla bottega dei Marinoni, prima metà del XVI secolo. Le tele S. Andrea Avellino nella cappella di S. Giuseppe, Pietà nella cappella del Crocifisso, S. Giovanni Evangelista nella cappella di S. Luigi, sono attribuite a Mauro Picenardi (Crema 1735- Bergamo 1809).

Nella tazza della cupola piccola e nei pennacchi opere di Giuseppe Antonio Orelli (Locarno 1706-1775); pare che anche il figlio Vincenzo Angelo Orelli (Locarno 1751-Bergamo 1813) abbia lavorato per la chiesa. La Via Crucis è di ambito bergamasco ad esclusione di una tela: la seconda Caduta di Cristo, eseguita dal nembrese Marcello Bonomi nel 1970. Altre opere sono degli artisti ottocenteschi Giuliano Volpi, Giovanni Pezzotta, Giuseppe Carnelli. Nella sacrestia Madonna col Bambino in trono e i santi Bernardino e Diego(?) di Giacomo Cotta (Gorlago 1627-Bergamo 1689), Pietà di Carlo Ceresa (S. Giovanni Bianco 1609-Bergamo 1679).

Distanza da Bergamo

9,0 Km